Le donne imparano la sottile arte dell'equilibrismo già a quattro anni, quando, furbe e vanitose, si fingono indossatrici sui tacchi della mamma. Poco importa se quelle scarpe sono di dieci numeri più grandi, e se rischiano, seriamente, di spezzarsi l'osso del collo. Loro ci provano lo stesso.
Perché le donne ci provano sempre.
Quelle vere vanno a dormire struccate. E, al mattino, si svegliano con la faccia stropicciata dal sonno, l'impronta del cuscino stampata sulla guancia, i capelli da quattrocentomila volts, che sfidano allegramente la forza di gravità. Si guardano allo specchio. Non si piacciono. E si fanno una smorfia, una pernacchia, un gesto signorile col dito medio.
Perché le donne sanno ridere di sé stesse.
Quando vanno a fare la spesa struccate, in tuta, e con le infradito ( perché tanto il supermercato è a dieci metri. Prendo, pago, e scappo a casa ), si imbattono nel più figo del quartiere. Uno che, fino al giorno prima, neppure sapevano esistesse, e che ora, invece, è lì, davanti a loro, e chiede gentilmente "permesso", all'angolo tra lo scaffale della pasta e quello degli assorbenti extra-large, con le ali, il passaporto, le cerniere, e i bottoncini.
Se ci ritornano il giorno dopo, su un infallibile tacco dodici, con due mani di vernice sulla faccia, e la messa in piega fresca fresca del parrucchiere, al massimo inciampano nella dirimpettaia pettegola, o in un ottantenne allupato.
Perché le donne, qualche volta, sbagliano i tempi.
Alcune hanno una propensione naturale per la moda. Altre, si tuffano alla cieca nell'armadio.
In entrambi i casi, capita di rado che si sentano soddisfatte del risultato. Eppure, sono belle comunque.
Perché le donne sono belle in ogni caso. Specie quando indossano sé stesse. . .
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